“Ciao Roberto, è un piacere ospitarti su HellasWeb per la nostra intervista al personaggio misterioso. Sono contento di poterti intervistare, sai che abbiamo anche la sezione scudetto con i video delle partite.”
“…televisione di altri tempi, calcio di altri tempi.”
“si infatti… Giornalisti improbabili, Ferruccio Gard da Verona…”
“…preistoria televisiva insomma…”
“Proprio cosi… Invece il calcio di oggi? Tornelli, controlli, trasferte vietate, business, ingaggi elevati, tattiche estreme e partite sempre più veloci.. Una cosa completamente diversa dagli anni 70/80?”
“Il calcio è sempre quello, intendo quello giocato. Si, è aumentata la velocità, quando giocavamo noi c’erano le immagini di 10 anni prima e per noi andavano piano. Se guardiamo oggi rispetto alle partite degli anni 80, noi sembriamo dei “lumaconi”. Ma il gesto tecnico bello d’apprezzare però esiste sempre, in ogni epoca. Oggi le squadre offrono meno spazi, giocano corte, ma un grandissimo giocatore di allora potrebbe giocare tranquillamente anche oggi ad alti livelli.
La realtà è che per quel periodo vai a 1000 all’ora, sei sempre al massimo che puoi dare. Anche per gli ingaggi uguale… anni prima si guadagnava meno. Si cominciava a guadagnare a 27, 28 anni; oggi a 19 anni magari prendi cifre straordinarie, ma comunque i rapporti di una volta erano uguali (vedi Maradona).
In ogni caso, se guadagnano i giocatori son contento, sono loro gli artefici dello spettacolo, e’ il contorno che disperde… Sulla violenza poco da dire, purtroppo i negativi ci sono sempre stati, “la mamma dei cretini è sempre incinta”.
“Verona oggi è una realtà diversa, continuamente in cambiamento. Con una dirigenza con pochi volti noti degli anni passati. Senti ancora dei compagni di quel Verona?”
“Sento Fanna, Volpati, Fedele… Sono contento che sia stata data fiducia a Pellegrini.. Non seguo più molto nell’ultimo periodo, ma è drammatico che oggi non ci sia nessun ragazzo di quella storia, incentivato a rifondare e vincere. Ci deve essere un gruppo di persone intelligenti, la maggior parte di noi ha fatto poi l’allenatore a vari livelli. Era un patrimonio da coltivare, purtroppo non è stato così. Anche perché l’attaccamento alla maglia alla città lo sentivo e lo sento come valore, io da Verona me ne andai a malincuore nell’87.”
“…riallacciandomi a questo, c’è una tua dichiarazione dell’epoca che leggo:”Fosse stato solo per me non avrei mai lasciato una città come Verona”.
“Si, si stava bene. avevamo una società in cui si viveva sereni. Non c’erano grandissimi campioni e tutti gli anni, per ragioni di bilancio, si vendevano 2 giocatori per rientrare coi costi e rimanere a determinati livelli. Scelta giusta e condivisibile, perché ripresentarsi ogni volta a grandi livelli era difficile. C’era un gruppo di giocatori importanti che maturarono in quegli anni, in cui poi venivano introdotte nuove pedine. Poi nell’87 tra quei due giocatori da vendere c’ero io e fui ceduto alla Juve.”
“Quegli anni hanno per noi il sapore del ricordo indelebile. C’è chi dice che i tifosi dell’Hellas siano troppo legati ai ricordi, forse perché la realtà di oggi è oltremodo negativa.”
“Guarda, per me il campionato più bello col Verona è stato in Serie B salvandosi con la Spal all’ultima giornata, poi l’anno dopo abbiamo vinto il campionato ed è iniziata la storia che tutti conosciamo. Quest’anno il Verona è stato a un passo dal baratro, speriamo che succeda la stessa cosa e che si rialzi.. In ogni caso, devo dire che sono stati bravi a venirne fuori, non era una situazione facile. Ma com’è la squadra oggi? chi c’è?”
“Adesso l’intervistato sono io.. Dunque: ad oggi la situazione non è ancora chiarissima, la società sembrerebbe ancora in mano al Conte Arvedi, con Previdi che ha il mandato di rifondare la squadra sui giovani. E riallacciandomi a quanto dicevi prima, non hai mai pensato di tornare nel giro del calcio? Magari proprio a Verona?”
“I primi sei mesi dopo il ritiro volevo rientrare a lavorare a livello organizzativo coi ragazzi, avevo sentito la famiglia Mazzi, ma mi è parso che la cosa non fosse troppo sentita e si andò per le lunghe. Alla fine sono stato fortunato nella mia vita, ho fatto per 20 anni la cosa che tutti sognano, mi pagavano, mi curavano, non dovevo rispondere di quello che facevo (risata).. Mentre giocavo a calcio avevo comprato dei terreni, così mi sono messo a lavorare in proprio nel ramo immobiliare (terreni e case). Cosi oggi devo rispondere di quello che faccio io (risata)…”
“…e sei tornato proprio dove è cominciata la carriera… Come hai iniziato e qual è stato il segreto per arrivare in alto?”
“Per arrivare a giocare bene devi avere una passione straordinaria. Poi se arrivi a 20 anni a livello professionistico ce ne vuole anche di più. Nel 99% dei casi tra i giocatori delle grandi squadre ho trovato sempre ragazzi sani, che arrivano per voglia di fare. A fare i grandi risultati arrivano i più semplici e genuini, tra i mediocri invece ci si scaricano le colpe e non si arriva da nessuna parte. L’autocritica è fondamentale. Le raccomandazioni esistono, ma alla fine arriva chi merita. Anche se la fortuna può aiutare qualcuno.
Mi ricordo che uscivo alle 6.15, andavo dall’altra parte di Milano a studiare, poi panino veloce, allenamento, cena e andavo a letto.. e riprendevo il giorno dopo.
Lo dico anche a mio figlio, che tra un anno finirà la maturità: cerca di fare una cosa che ti piace davvero, poi non ti pesa e la fai al meglio e raggiungi i massimi livelli, non a livello soldi, ma di soddisfazione personale. Gli inizi.. giocavo all’oratorio! Poi nei ragazzi dell’AC Cernusco. Conoscevo Roberto Galbiati, che poi giocava nei ragazzi dell’Inter. Credo che lui o suo papà mi abbiano introdotto e sono andato a giocare all’Inter per 300.000 lire. Se pensi che poi l’Inter mi ha venduto al Verona per 300 milioni…”
“Inter che ti ha poi cercato diverse volte negli anni successivi…”
“Si potevo tornare, ma c’erano basi diverse. C’erano contratti annuali e clausole diverse. Pensa che il primo triennale l’ho firmato proprio a Verona l’ultimo anno che ho giocato lì, ma poi mi hanno venduto alla Juve l’anno dopo…”
“Verona rimane comunque il periodo più bello della tua carriera. Noi ovviamente parliamo spesso di immagini ed eventi dello scudetto, molti di noi tra l’altro non lo hanno vissuto. Qual è il tuo ricordo più bello?”
“Io focalizzo quello scudetto in due partite: quella di Torino col Torino e quella con l’Inter al Bentegodi. Sono le due situazioni che hanno portato a vincere lo scudetto. In una ci davano per spacciati a Torino e abbiamo vinto, l’altra con l’Inter eravamo partiti in svantaggio e poi abbiamo pareggiato. C’era una tradizione negativa al Bentegodi con l’Inter, ma ce l’abbiamo fatta.”
“Nel video della partita di Torino, all’intervallo un giovane Galeazzi intervista l’avvocato Agnelli, che dice: “.. per la Juve vorrei Tricella Briegel, Junior..”
Attestato di stima importante, tanto è vero che poi la Juve ti acquistò nell’87…”
“Si certo, anche perchè sono stato chiamato a sostituire il compianto Gaetano Scirea. Era un uomo incredibile. Conservo un ricordo straordinario, una persona semplice e umile, di quelle che determinano i grandi risultati.”
“Come valuti l’esperienza in una grande squadra?”
“Non positivissima, due esperienze di vita diverse. Ho avuto infortuni che prima in 10 anni non avevo mai avuto, quindi poi ho pensato di ritirarmi. Se avessi trovato un club di Serie A in cui giocare, forse avrei continuato. Come caratteristiche di giocatore se fossi sceso di categoria sarebbe stata dura, è un calcio meno tecnico e più fisico.”
“Vorrei farti un’ultima domanda sulla tifoseria del Verona e sulla città di Verona.. Ci vantiamo di essere tra i più caldi, affiatati e presenti tifosi d’Italia.. Non ce lo stiamo inventando, vero?”
“Direi proprio di no. Mi ha fatto piacere sentire che tantissime persone erano allo stadio anche in Serie C, è una bella sorpresa o diciamo un’ulteriore testimonianza importate di attaccamento alla squadra. Di solito il tifo è ok quando si vince, ma in categorie minori si ha la tendenza ad abbandonare la squadra. La tifoseria del Verona è particolare, mi sono trovato talmente bene.. ma io sono di parte.. (risata). Mi piace il dialetto… Troppo facile parlare bene di Verona e della tifoseria, ho preso tantissimo e professionalmente ho dato il massimo, dedicandoci parte della mia vita.”
“Fai ancora l’imitazione di Jerry Lewis?”
“No, non più…”
“E quella di Bagnoli?”
“(risata)…”
“Grazie Roberto di essere stato con noi, seguici se vuoi su hellasweb.it”
“Non sono grande frequentatore di internet, ma volentieri. Un saluto.”
Tags: 1979/80, 1980/81, 1981/82, 1982/83, 1983/84, 1984/85, 1985/86, 1986/87, archivio, Roberto Tricella

