“Ciao Martino. Si sono perse le tue tracce: che fine hai fatto?”
“Sto giocando nella Villacidrese, squadra sarda militante nel campionato di serie D, girone g”.
“Come stanno andando la squadra e le tue prestazioni in campo?”
“Stanno andando abbastanza bene. Gioco vicino al mio paese d’origine; sono venuto qui per stare più vicino alla mia famiglia e per cercare di dare una mano a questa squadra. Ho trovato un bel gruppo, ci divertiamo ed è bello così perché il calcio deve essere un divertimento”.
“L’anno scorso nella seconda metà del campionato sei stato al Grosseto: la compagine toscana ha centrato la promozione in serie B, ma il tuo impiego si è limitato a pochi minuti giocati. Ci sono stati dei problemi?”
“Coccureddu, l’allora allenatore, oggi al Perugia, nonostante avesse già un gruppo valido, mi aveva richiesto perché mi riteneva un uomo importante sia in campo che fuori per raggiungere il traguardo della promozione. Quando ho accettato, ero consapevole di giocare poco dato che c’era una squadra già competitiva che alla fine è riuscita in questa storica impresa”.
“Dove hai iniziato a tirare i primi calci al pallone?”
“Nella squadra del mio paese che è Pula vicino a Cagliari”.
“Che cosa hanno significato per te le esperienze fatte a Empoli e a Verona?”
“Ho dei ricordi molto belli perché fanno parte della mia storia: nell’Empoli ero all’inizio della mia carriera; ero una scoperta e cercavo continuamente di affermarmi per fare strada nel mondo del calcio e per diventare un calciatore professionista. Con il Chievo c’è stato il consolidamento di quanto fatto di buono a Empoli e ho disputato per la prima volta la serie B.
Con il Verona è stato il coronamento dei miei desideri perché sono arrivato a giocare in serie A. Tutti i bambini che iniziano a giocare a calcio hanno il sogno di raggiungere la serie A, ma non tutti riescono a conseguire questo obbiettivo. Posso di certo dire che ho avuto questa fortuna”.
“Quanti assist hai fatto con la maglia del Verona e quale delle tre reti realizzate in serie A ritieni più importante?”
“Di assist ne ho fatti molti; non li ho mai contati tranne quelli dell’anno della promozione 98-99, una quindicina. Gli assist di quella stagione li ho contati in quanto era uscito un cd che ripercorreva il cammino di quel Verona. Dei tre miei gol fatti in serie A, il più significativo è senza dubbio quello fatto col Parma, importantissimo sia per me come giocatore che per la squadra che da lì ha iniziato a conseguire ottimi risultati (alla fine è arrivato un nono posto)”.
Ecco la descrizione di quel gol che fissò il risultato sul 4 a 3 per i nostri colori:
35 st: svarione di Lassissi, liscio di Thuram, irrompe Melis e da due passi segna.
“In quel campionato avete disputato un girone d’andata da zona retrocessione e un girone di ritorno da campions league: ci sono stati fattori determinanti per questo cambio di ritmo della squadra?”
“Durante la settimana lavoravamo bene; avevamo grande fiducia nei nostri mezzi e credevamo in quello che facevamo. Eravamo un bel gruppo molto affiatato: se all’inizio abbiamo pagato l’inesperienza della categoria, col tempo certe situazioni le abbiamo capite e messe in pratica. Sicuramente avevamo delle qualità importanti e avevamo raggiunto una giusta amalgama tra noi, lo staff e l’allenatore; testimonianza ne è che gli stessi giocatori a parte qualche eccezione non sono riusciti a ripetersi in altre piazze”.
“A quale allenatore sei più legato?”
“Certamente Prandelli; sono legato a lui da una profonda amicizia che va al di là del calcio”.
“Hai cercato di trovare una spiegazione sul momentaccio che sta attraversando il Verona?”
“Faccio fatica a seguirlo perché non sono rimasto in contatto con molte persone. Mi fa soffrire vederlo in questa brutta situazione e mi addolora ancor di più ripensare a come sono andate le cose negli ultimi anni. Non voglio addentrarmi nelle problematiche perché ritengo che sia troppo facile giudicare quando non si è più presenti. Mi auguro che certa gente si renda conto dei propri errori. Dopo aver indossato per parecchi anni la maglia dell’Hellas, mi aspettavo una considerazione migliore da parte di alcune persone che mi hanno messo ai margini della squadra non ricordandosi della mia presenza: avrei voluto rimanere a Verona dopo il calcio.
Mi fa star male ancora di più anche perché a me sarebbe piaciuto riportare questa squadra nei palcoscenici più consoni al suo blasone, ma ahimé non ho avuto l’opportunità di provarci e certe soddisfazioni calcistiche le ho ricevute lontano da Verona. Dai tifosi in questi anni ho avuto invece tantissimo e li avrei voluto ripagare con più gioie anche se la realtà che vivono ora è ben diversa”.
“Che cosa farà Melis dopo aver appeso le scarpe al chiodo?”
“Vorrei dedicarmi al settore immobiliare approfittando del fatto che la Sardegna, la mia regione, è una fiorente isola turistica”.
“Ci consiglieresti allora, una bella località sconosciuta alla massa nella quale potremmo soggiornare?”
“Di solito il turista frequenta la parte nord della Sardegna: io vorrei suggerire il mio paese, Pula”.
Il territorio di Pula è ubicato nel Sud dell’Isola a 29 Km da Cagliari. Lunghe spiagge bianche di sabbia finissima, piccole baie strette tra promontori rocciosi, un mare trasparente che riprende ed esalta l’azzurro del cielo.
“Per finire vuoi lasciare un messaggio ai tuoi vecchi tifosi dell’Hellas?”
“Mi dispiace molto per la brutta situazione che il Verona sta attraversando; questa gente merita soddisfazioni. Sono sicuro che i giocatori presenti nella rosa stanno dando il massimo e che verranno fuori da questo momentaccio. Sono fiducioso che qualcosa di buono presto all’Hellas accadrà e, dalla mia Sardegna continuerò a seguire e a tifare per questi colori”.
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