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microfono“Ciao Totò. Che cosa ci puoi dire della tua nuova attività di osservatore per la Fiorentina? C’è qualche giocatore che si può definire una tua scoperta?”

“…è un’avventura nuova: vado in giro a visionare calciatori per la mia società e la ritengo un’esperienza piacevole. Le scoperte non sono mie, si tratta di un lavoro di gruppo; spetta poi a Corvino, il direttore sportivo, cercare di portarli in maglia viola”.

 

“Per questa stagione avete puntato su giocatori giovani. Qual è l’obiettivo da raggiungere per la Fiorentina?”

“È difficile dire dove può arrivare la Fiorentina. Secondo me puntare sui giovani è la strada giusta: se si lavora bene i risultati arrivano”.

 

“Da calciatore quante reti hai realizzato?”

“Non le ho mai contate, so di averne fatte molte specie in serie B”.

 

“Qual è la segnatura a cui sei particolarmente affezionato?”

“Quella fatta di tacco con il Piacenza contro il Verona nel campionato 92-93″.

 

“Con le squadre nelle quali hai militato hai ottenuto 5 promozioni. Ti ritieni un porta fortuna?”

“Vincere un campionato non è mai semplice e quando nella tua carriera ottieni 5 promozioni, hai raggiunto un buon risultato. Per il Piacenza si trattava della prima promozione in serie A, Udine e Verona sono piazze importanti e con il Palermo siamo stati promossi nell’85 dalla serie C in B”.

 

“Hai giocato 4 stagioni nell’Hellas realizzando la bellezza di 41 goal. Che cosa conservi dentro di te?”

“Un ricordo stupendo, in quella città sono stato non bene ma benissimo, appena posso ci torno a trovare gli amici. Stupende le promozioni, un pubblico diverso, una realtà differente dalle altre”.

 

“Ci racconteresti un aneddoto di quegli anni?”

“Un bell’episodio è stato quello legato alla prima promozione (campionato 95-96), quando al ritorno a Verona c’era piazza Bra gremita di gente festante e il pullman della squadra non riusciva nemmeno ad entrare”.

 

“Hai qualche rimpianto della tua esperienza veronese?”

“No, mi sarebbe piaciuto tornarci dopo aver smesso di giocare, ma mai dire mai”.

 

“A marzo hai preso il patentino da direttore sportivo, non è che ambisci a diventare il successore di Cannella?”

“Ho preso il patentino, ma a Verona c’è Cannella e lasciamolo lavorare”.

 

“Come te, anche tuo figlio ha intrapreso la strada da calciatore ed è stato convocato nell’Italia under 16. Cosa ci dici di lui?”

“…e’ un centrocampista di quantità-qualità e non ha niente a che fare con il padre, perché lui è meglio”.

 

“In quale squadra gioca e che prospettive ha?”

“Gioca negli allievi nazionali della Fiorentina: difficile dire se diventerà un giocatore affermato: la strada davanti a lui è lunga, l’importante è che ora si diverta”.

 

“Nel Verona hai giocato insieme a Massimo Ficcadenti. A quel tempo, avresti mai detto che sarebbe diventato il trainer più giovane della serie A?”

“No, quando si è calciatori non si pensa a certe cose; ad ogni modo reputo Ficcadenti uno dei migliori allenatori emergenti”.

 

“Stai seguendo le vicissitudini del Verona?”

“Sì. Mi è dispiaciuto molto per la retrocessione: Verona è una città che merita altri palcoscenici”.

 

“Ritieni che possa essere la Juve della C come sostiene qualcuno?”

“Me lo auguro, ma la serie C è dura e piena di insidie. Le potenzialità ci sono e la squadra può ambire a vincere il campionato. In bocca al lupo”.


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