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microfono“Mr Malesani, quando ha cominciato ad allenare, lei era impiegato alla Canon: a quel tempo pensava di potersi dedicare interamente a questa attività o la giudicava un passatempo?”

“All’inizio allenare era per me una passione, poi cammin facendo è diventata una professione”.

 

A quale allenatore si è ispirato all’inizio della sua carriera?”

“Mi piaceva molto il gioco fatto dall’Ajax di Cruif e dal Milan di Sacchi, squadra di cui sono un gran tifoso, come del Verona”.

 

C’è un giocatore che considera una sua scoperta?”

“Credo di aver aiutato diversi giocatori a realizzarsi. I calciatori sono come gli artisti: hanno nel loro DNA l’essere giocatori e ritengo che per questa ragione gli allenatori non devono vantarsi di averli scoperti, ma possono affermare di averli aiutati a crescere con i loro insegnamenti”.

 

Nel Verona ha fatto esordire diversi giovani in prima squadra…E qualcuno sta facendo strada… Pensa quindi di non aver avuto alcun merito?”

Con me durante il mio secondo anno all’Hellas, hanno esordito i vari Dossena, Pisanu, Pegolo e Cossu. Se si sono affermati il merito è il loro per il concetto che prima ho esposto. Se io davvero ho un merito potrebbe essere quello di aver dato loro fiducia”.

 

“Qual’è il calciatore più forte che ha avuto alle sue dipendenze?”

“Ne ho allenati tanti; dovrei suddividerli per settore: portieri Buffon e Toldo; tra i difensori segnalo Thuram e Sensini; come centrocampisti Veron e Ruicosta; come punte Batistuta, Crespo e Adrian Mutu”.

 

Ci dice una parola sulle esperienze fatte nelle varie squadre che ha allenato?”

“Le suddivido in 4 fasi: ho iniziato nei dilettanti e questa prima fase la ritengo una palestra-laboratorio. Il Chievo lo faccio entrare nella seconda fase, un’esperienza molto importante e da questa società ho più ricevuto che dato in quanto mi permetteva di lavorare tranquillamente e anche di sbagliare, quindi è stata una crescita. La terza fase è quella nella quale mi sono potuto misurare in società importanti con le quali mi sono tolto delle soddisfazioni”.

 

In questa fase ha allenato con buoni risultati la Fiorentina e il Parma, team con il quale nel 99 ha vinto una coppa Italia, una coppa Uefa e la supercoppa italiana.”

Il Mr continua nel suo racconto:

“C’è una quarta fase nella quale mi trovo ancora oggi, un periodo altalenante: dopo il mio incidente, ho conosciuto una parte del calcio in cui mi auguravo di non entrare mai: la confusione che regna nel calcio, il non andare d’accordo con i presidenti, il dover emigrare all’estero, in Grecia. Sono tutte cose che non danno equilibrio al lavoro. Io sto lottando per uscire da questa quarta fase e rientrare nella terza, bisogna star calmi, vedere e cercar che le cose girino nel verso giusto”.

NDR: Questa intervista telefonica l’ho effettuata circa una settimana prima che Malesani ricevesse l’incarico di allenatore dell’Empoli.

 

“Si dice che nessuno è profeta in patria. Quest’affermazione si può accostare anche a lei?”

“Con il Chievo si sono raggiunti ottimi risultati sfiorando nel mio ultimo anno la promozione in Serie A: abbiamo contribuito a fare un gran lavoro di base che è perdurato nei tempi e speriamo che duri ancora. Con il Verona purtroppo sono venute a mancare certe cose necessarie affinché una società sia forte; Pastorello era un Presidente che lasciava lavorare, ma si cominciava ad andare al risparmio. …dopo aver perso il suo sponsor, la famiglia Tanzi, doveva arrangiarsi da solo e sono iniziate le difficoltà economiche. Quella del Verona è stata una retrocessione assurda: la salvezza era facile da ottenere ma non siamo stati capaci di gestire certe situazioni; nel mio secondo anno abbiamo gettato le basi per ricominciare lanciando in prima squadra diversi calciatori del settore giovanile. Se mi fosse stata data la possibilità, avrei continuato ad allenare il Verona. Ad ogni modo diversa gente di Verona quando mi incontra per strada, ancora oggi nonostante la retrocessione, mi dice che mi vorrebbe nuovamente allenatore dell’Hellas, quindi comunque sia ritengo di aver lasciato un buon ricordo”.

 

Potendo tornare indietro, che cosa farebbe che non ha fatto per evitare quella maledetta retrocessione?”

“Sarei stato più attento a gestire da solo certe partite. Mi sono reso conto del pericolo perché ho avvisato la società, ma non al punto da guardare la parte bassa della classifica: ero reduce negli ultimi anni da esperienze in squadre come Parma e Fiorentina che lottavano per i primi posti e forse all’Hellas pensavo di poter ottenere gli stessi risultati. Erano tanti anni che non lottavo per la retrocessione e quando è arrivato il momento di guardarmi alle spalle era ormai troppo tardi. I problemi economici della società hanno influenzato le motivazioni dei ragazzi e ciò che mi rimprovero più di ogni altra cosa è di non essere riuscito a trasmettere ai giocatori il concetto secondo cui conta prima il risultato sportivo (in questo caso la salvezza)”.

 

“Ha fatto un’esperienza anche in terra ellenica. In quale fase la fa rientrare?”

“Rientra nella fase 4, una brutta avventura. Conclusa questa esperienza, sono stato chiamato dall’Udinese… qui stavo per rientrare nella fase 3; alla fine della stagione ci siamo salvati ma io non sono stato riconfermato: il presidente Pozzo ha riconosciuto il mio lavoro ma forse qualche aspetto del mio carattere o qualche episodio che esula dal calcio giocato ha impedito la mia prosecuzione”.

 

Intervistandoli per la mia rubrica, diversi giocatori hanno riconosciuto in lei il pregio di essere una persona molto schietta. Ritiene che questo suo pregio l’abbia penalizzata nella sua carriera?”

“Io penso che questo mio modo d’essere mi abbia tolto molto ma mi ha pure molto dato: tanto sono estroso fuori dal campo di calcio, tanto sono preciso nel mio lavoro. Ho sempre cercato di far rispettare le regole indipendentemente da chi avessi davanti… sia che fosse il ragazzino esordiente o il più affermato dei campioni e comportandomi in questa maniera è facile essere considerata una persona schietta. Il mio exploit molto colorito fatto davanti ai giornalisti greci, il cui video è girato molto in rete, è stato fatto a difesa del lavoro svolto con dedizione dalla mia squadra ( il Panathinaikos ) e contro le accuse di scarso impegno mosse dai tifosi”.

 

Giudica che i provvedimenti adottati per arginare la violenza negli stadi, tipo l’abolizione delle trasferte di alcune tifoserie, siano adeguati o sono dei palliativi?”

“Io penso che se ci fossero delle regole ben precise il calcio si sistemerebbe.
1. gli stadi…dovrebbero essere strutture private, sono obsoleti e non sicuri: la polizia dovrebbe essere l’ultimo baluardo e chi organizza lo spettacolo dovrebbe essere preposta al controllo dell’ordine pubblico come accade a teatro dove io non ho mai visto poliziotti a fare questo servizio. I posti allo stadio dovrebbero essere tutti a sedere e numerati … il tifoso ha la sua postazione assegnata, magari riducendo la capienza (come è avvenuto al Maracanà ,dove sono stato di recente, passato da 160000 posti a 100000) , tifosi tutti seduti ad assistere lo spettacolo.
2. Chi si macchia di un crimine dovrebbe scontare la propria pena in carcere senza condizionale, così se un mal intenzionato vuole fare qualcosa di sconsiderato, prima di agire ci pensa almeno due volte.
Per ogni società ci saranno una decina di persone violente, sono conosciute dalle autorità però nessuno prende alcun provvedimento.
3. Bisognerebbe applicare la tecnologia nel calcio, come la moviola in campo, che nel giro di qualche istante toglierebbe alcuni dubbi come i gol fantasma e i fuorigioco.
4. Infine, sono favorevole al professionismo arbitrale, così i direttori di gara sarebbero meno corruttibili e in caso di gravi errori potrebbero essere licenziati, sorte che già tocca a noi allenatori, i primi a pagare quando non arrivano i risultati”.

 

Vuole dire qualcosa a noi tifosi dell’Hellas?”

“Saluto tutti e vi invito a non mollare: sono convinto che il peggio ha una fine e il Verona ha una storia troppo importante… la ruota vedrete che prima o poi deve girare a suo favore. State vicino alla squadra e continuate a incitarla”.


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