“Papà: il Verona ha battuto la Juve!”Fu questa la frase che rivolsi a mio padre una tarda serata di Giugno del 1983. L’affermazione aveva il tono ribelle tipico dei tredicenni “preadolescenti” ma era intrisa della gioia genuina di chi, in fondo, era ancora un bambino. Mi aspettavo che mio padre, Veneto, “ultrà” del Treviso negli anni ’50 e ’60, gioisse con me: fui ricambiato da un’occhiataccia severa, che mi squadrò dall’alto in basso, seguita da un’espressione preoccupata del tipo “Dio mio, ho un figlio “veronese”: sempre meglio che drogato. Oh no?”.
Quella sera realizzai due cose: a) mio padre era juventino; b) io ero un tifoso del Verona.
La partita era la finale di andata della Coppa Italia, giocata il 19 Giugno del 1983, e conclusasi con la vittoria dell’” “Associazione Calcio Verona” per due reti a zero (una rete per tempo, rispettivamente di Penzo e Volpati).
Cercherò di far comprendere quale fosse il significato di quella vittoria, in quegli anni, servendomi di una serie di dati statistici.
La Juventus era la squadra più blasonata d’Italia: nei 25 anni precedenti (corrispondenti ad una generazione, in definitiva dal campionato 1958/59), aveva conquistato 10 scudetti contro i 5 titoli nazionali dell’Inter, i 4 del Milan ed 1 scudetto ciascuno per: Bologna, Fiorentina, Cagliari, Lazio, Torino e Roma, le vittorie della Società Bianconera superavano, pertanto, quelle complessivamente ottenute da entrambe le squadre milanesi.
Inoltre la Juventus della finale del 1983 era la squadra che costituiva l’ossatura della Nazionale Italiana Campione del Mondo del 1982 con i due terzini Gentile e Cabrini, il libero Scirea, il centrocampista Tardelli e l’attaccante Rossi. Di quella nazionale faceva parte un altro Juventino, il portiere Zoff, che però fu sostituito, in quello che era considerato il secondo torneo italiano per importanza, dalla riserva Bodini.
La Nazionale “juventina” del 1982 riportò nel Belpaese la coppa del Mondo a 44 anni dall’ultima vittoria mondiale ottenuta dall’Italia di Vittorio Pozzo (4 a 2 sull’Ungheria il 19 Giugno 1938) e a 14 anni dalla vittoria nel Campionato europeo svoltosi a Roma (Italia – Jugoslavia 2 a 0 nella ripetizione della partita di finale che si era conclusa 1 a 1 – all’epoca non si battevano i rigori-).
Non c’era da stupirsi, quindi, che la quasi totalità dei genitori degli adolescenti dell’epoca simpatizzasse per la squadra di Torino.
Il Verona sarà piegato, nella partita di ritorno, prima dalle due reti del futuro gialloblu Rossi (all’ottavo minuto ed all’ottantunesimo) e quindi dalla rete di Platini ad un minuto dal termine dei tempi supplementari.
Di quella squadra juventina facevano parte altri 3 futuri giocatori dell’Hellas: Galderisi (l’indimenticabile “nanu” Campione d’Italia nel 1985), Massimo Storgato (che segnerà, in maglia gialloblu, l’inutile goal dell’1 a 1 nella finale di andata della Coppa Italia dell’anno successivo, persa dal Verona contro la Roma vice-campione d’Europa) ed il portiere Bodini che, sette anni dopo, farà parte di quell’incredibile formazione, costruita al mercato dei saldi, che chiuderà l’”era Bagnoli” retrocedendo all’ultima giornata (sconfitta sul campo del Cesena) dopo aver tolto tre punti su quattro ai Campioni d’Europa del Milan “stellare” di Sacchi (che, quella stessa stagione, avrebbe rivinto la Coppa dei Campioni e si sarebbe anche laureato “Campione del Mondo per Club” sconfiggendo per tre reti a zero i paraguaiani dell’Olimpia Asuncion).
Il Verona del 1982 aveva comunque iniziato a “smuovere telluricamente” le gerarchie del campionato italiano, in particolare:
1) Era diventato uno dei 6 Club italiani, dall’istituzione del Girone Unico nella stagione 1929/30, a classificarsi, da neopromosso, nei primi quattro posti del Campionato di massima serie. Le altre compagini erano state: Fiorentina (quarta nella stagione 1931/32), Triestina (2° posto, a pari merito con Milan e Juventus nel campionato 1947/48, in realtà la squadra alabardata retrocesse l’anno precedente ma fu riammessa in serie A per le sue benemerenze sportive), Udinese (4° posto nel campionato 1956/57), Napoli (3° posto nella stagione 1965/66), Lazio (3° posto nella stagione 1972/73), L.R. Vicenza (secondo posto nel 1977/78). Tra l’altro, in quella stagione, i gialloblu, per la prima volta nella loro storia in seria A, ebbero una “stagione vincente” (cioè con un numero di vittorie maggiore del numero di sconfitte: 11 vs 6);
2) Era divenuto uno dei 4 Club italiani (escludendo dall’elenco i Club vincitori di almeno uno scudetto) ad avere disputato, almeno, due finali di Coppa Italia. Gli altri Club erano stati: Napoli (4 finali, di cui una vinta, proprio ai danni del Verona, nel 1976 ed un’altra vittoriosa ai danni della Spal nel 1962), il Venezia (vincitore dell’edizione del 1941 sconfiggendo la Roma. Il Venezia era, all’epoca, l’unica squadra del triveneto ad avere vinto un trofeo nazionale maggiore), lo sfortunatissimo Palermo (sconfitto, nell’edizione del 1974, dal Bologna ai rigori e nell’edizione del 1979 dalla Juventus ai tempi supplementari).
Inoltre il Club aveva raggiunto una “visibilità mediatica”, di livello nazionale, pari a quella di Milan (all’epoca ben lontano dai fasti berlusconiani), Fiorentina, Sampdoria e Inter. Va tenuto presente infatti che, negli anni ’80, la gestione mediatica del calcio era assolutamente imparagonabile a quella attuale (monopolizzata da Milan, Inter e Juventus ed al servizio di pay-TV e di giornalisti cabarettisti):
- la trasmissione televisiva del campionato nazionale di serie A era monopolio della Rai che trasmetteva, in differita, ma a titolo assolutamente gratuito sintesi filmate degli incontri più rilevanti della settimana. In particolare una ampia sintesi della partita “clou” della domenica era trasmessa alle 19 e, spesso, vedeva come protagonista la squadra di Bagnoli;
- la Gazzetta dello Sport dedicava ai Club calcistici un numero di pagine proporzionale alla loro effettiva classifica. Il Verona occupava spesso le prime pagine della rosea e gli venivano dedicati ampi ed esaurienti servizi giornalistici;
- in edicola erano presenti molti settimanali, non prettamente sportivi, con ampie sezioni calcistiche, che spesso avevano come protagonisti atleti gialloblu. Mi riferisco, ad esempio, ai quotidiani a fumetti “L’Intrepido” e “Lanciostory”.
Il “sisma Verona” si sarebbe ripetuto l’anno successivo raggiungendo il climax nel 1985…
Mario Cestaro
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