In esclusiva per HellasWeb.it l’intervista ad Emiliano Mascetti, direttore sportivo dell’Hellas Verona 1984/85, vincitore di quel famoso scudetto magico:


Ha giocato come centrocampista nel Verona per 6 stagioni dal 1967 al 1973, poi, dopo una parentesi di due stagioni al Torino, altre 5 stagioni con il Verona, fino al 1980, per un totale di 9 stagioni di cui 7 in serie A. Come mai quella parentesi a Torino e poi il ritorno?

Perché c’era stata la richiesta da parte del Toro. La società torinese aveva fatto bene anche l’anno precedente ed io avevo 30 anni e volevo provare una squadra che lottasse per un traguardo importante.


E’ vero che ha il record di presenze e reti in serie A con la maglia dell’Hellas Verona (232 presenze e 35 reti)?




Le presenze sono di più, con coppa italia dovrebbero essere 327 mi è stato detto. Non ricordo di preciso, ma intorno a 325-327. Qui se qualcuno faceva tanti goal lo si vendeva.


Come è nata la sua avventura di direttore sportivo? Come è avvenuto il passaggio da giocatore a ds?
Ho smesso perchè avevo capito che a 37 anni c’erano altri che correvano per me. Ho fatto il corso a Coverciano per direttori, allora c’erano 9 mesi di corso. Già durante il corso mi avevano chiesto se poi sarei entrato nel verona ed io ho accettato molto volentieri. A fine corso sono entrato, prima team manager e ds con Franco Landri, poi quando è andato via lui ho cominciato io.


Rimpiange un po’ il non aver potuto vestire la maglia gialloblù anche nell’anno magico dello scudetto?
Da calciatore sarebbe stata un’altra roba. E’ stata una cosa straordinaria comunque, anche il rapporto con tutti è stato sempre molto buono. Chiaro che l’aver giocato tanti anni e non aver potuto vincere lo scudetto mi dispiace. Molte promozioni ma niente scudetto. Vincerlo sul campo sarebbe stato ancora più bello.


Quanto era diverso il lavoro del direttore sportivo in quegli anni rispetto ad oggi? Mi riferisco anche all’assenza di procuratori per i giocatori.

Era sicuramente diverso, anche se in quel periodo incominciavano a nascere i procuratori. All’inizio forse non erano considerati più di tanto. A me è sempre piaciuto di più parlare direttamente con il calciatore, ma non tanto per una questione di soldi, perchè c’era un rapporto più diretto. Anche nei momenti che c’era da tirare le orecchie a qualcuno, gliele tiravo io. Poi dipende da procuratore a procuratore.


Quali sono stati secondo lei i suoi migliori colpi di mercato in carriera?

Mah.. colpi di mercato a me fanno un po’ ridere. Non si scopre nessuno, lo vedono in tanti, si fanno delle scelte. Molti giocatori mi hanno dato delle soddisfazioni.. Volpati lo conosceva Bagnoli perchè lo aveva avuto al Como, a me piaceva perchè era un ragazzo straordinario e sapeva adattarsi ad ogni ruolo. Poi altri, da Galderisi, primavera della Juventus e Briegel, mi dicevano che era finito invece ha fatto un campionato straordinario. Poi tra i tanti acquisti c’è sempre un 20% che ti delude e un 80% di giocatori che invece rispettano le aspettative o addirittura le superano.


Ha un aneddoto che pochi conoscono che vuole raccontarci del magico anno dello scudetto?
No, ormai penso che in 25 anni è stato raccontato di tutto. Bagnoli parla spesso dell’ultimo dell’anno, quando tutti i giocatori si sono trovati in montagna tutti assieme con mogli e fidanzate, li hanno iniziato ad avere qualche pensiero per la fine del campionato. Non si parlò mai della parola “scudetto”, però c’era già il pensiero, era nell’aria, anche perchè anche negli anni precedenti era stato fatto bene.


Vede ancora possibile un’impresa come quella del Verona di Bagnoli nel calcio moderno?

Penso che in questo periodo sia molto difficile, capoluogo di regione ricordo il Parma di Tanzi che è stato protagonista ma non è riuscito a vincere lo scudetto. Se ne parliamo dopo 25 anni è stata un’impresa straordinaria anche allora. Siamo arrivati in finale di coppa Italia due volte poi perse. Senza parlare della partita di Coppa Campioni contro la Juventus…


Matteo Ambrosi
(HellasWeb Staff)


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