“Il calcio è un gioco semplice, non sono necessarie astruserie come il pressing e la zona. L’importante è avere la fortuna di trovare gli uomini per metterli poi nei posti giusti” Osvaldo Bagnoli, allenatore silenzioso nato alla Bovisa.
I gesti erano semplici e naturali. Il viso dell’uomo, modellato dal sole e la sua capigliatura canuta non lasciavano dubbi sulla dimestichezza dei movimenti. Il sughero uscì dalla sede con il caratteristico suono e con mano sicura la bottiglia fu svuotata nei calici. La vampata di alcool arrivò alle narici, intensa pungente, poi si ritirò lasciando il campo ad un dolcissimo profumo di prugna, poi di frutta di bosco infine di marasca; re Amarone era entrato a corte.
Come spiegare le sensazioni e le emozioni che rilascia l’Amarone ? molto difficile, sono solo da vivere e da gustare. Domenica scorsa le emozioni del vino sono state mediate al tempio, l’ingresso dei blues è come un sorso di Amarone d’annata, non si può rimanere indifferenti. Eppure in settimana avevo sentito più d’uno, anche il sottoscritto, chiudersi in una sorta di distacco, quasi indifferenza, stile autodifesa. Lo smacco subito dal Porto era ancora troppo grande da smaltire, la paura di rivivere la stessa delusione portava ad allontanarsi dalle aspettative del match, “non mi aspetto nulla” era la frase più ricorrente.
Quando però le magliette blu si disperdono per il prato verde, quando in un attimo si riuniscono in mezzo al campo, allora la cosa cambia, non importa quello che è stato e le delusioni passate, conta solo essere lì e tifare Hellas. Domenica queste emozioni si sono ripetute, bellissime, intense, condivise e come l’ultimo sorso di una eccezionale bottiglia ci hanno regalato alla fine la gioia più grande. Ora noi aspettiamo il capolavoro del vignaiolo, la bottiglia migliore, quella curata, coccolata, protetta, che rilascia pian piano i suoi profumi ed i suoi sapori. Sappiamo che da qualche parte, in qualche angolo di cantina è nascosta, vignaiolo pensaci tu.
Andrea Cona
(HellasWeb Staff)
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