“Il calcio è un gioco semplice, non sono necessarie astruserie come il pressing e la zona. L’importante è avere la fortuna di trovare gli uomini per metterli poi nei posti giusti” Osvaldo Bagnoli, allenatore silenzioso nato alla Bovisa.
Ora, dopo questa ennesima delusione, con tantissima amarezza, dobbiamo fare un bilancio, un analisi, la più veritiera ed onesta possibile.
Prima però dovremmo partire da un presupposto, da un concetto di cultura sportiva, che a mio parere ci manca. Il concetto è questo: Nel calcio, come nella vita del resto, non si può vincere tutti, vince solo uno, anzi nel calcio sono più le amarezze che le gioie; per noi del Verona Hellas questo concetto è ancora più duro da digerire perché noi abbiamo vinto, noi abbiamo gustato il dolce sapore del primo posto e delle vittorie, c’è poco da fare. Più sali, più male ti fai cadendo, questa è l’amara verità.
Scrivo mentre ascolto Bonato che se ne va. Non lo giudico per l’anno in corso, valuto la sua disamina finale:
Progetto biennale, minimo play off al primo anno, pubblico, rosa di proprietà, cerchia di imprenditori, tutto giusto, ma manca la vittoria, noi vogliamo solo quella. Anzi a dire il vero manca anche un’altra cosa, manca che qualcuno dello staff dirigenziale alzi la mano e dica: “ mi sono sbagliato”. Perché è evidente che qualcuno ha sbagliato, che qualcuno ha fatto scelte errate; con tutta la buona fede del mondo, ma l’errore c’è, innegabile. Buttare un vantaggio abissale come il nostro rappresenta un esempio di raro masochismo.
Riflettevo con mio figlio su cosa si fosse inceppato fra Bonato e Martinelli. Ad un certo punto Bonato ha pensato alla guida tecnica ma la scelta drastica è stata stoppata dal rapporto di amicizia fra i due, dai precedenti calcistici. Non è un peccato, è naturale, quasi scontato. Se ti trovi a lavorare con un tuo vecchio compagno di classe o con un butel della tua compagnia è inevitabile che certe scelte siano condizionate. Martinelli secondo me ha percepito questo disagio, ha ‘sentito’ cioè che scelte aziendali determinanti potevano essere condizionate dai sentimenti, il che, brutto dirlo, non va bene.
E’ una cosa che è già successa a Verona, se ci pensiamo bene il duo Foschi Malesani si è comportato alla stessa maniera con risultati analoghi. Forse si doveva essere più attenti e fare memoria del passato.
Vi confesso che in questo momento non ho la forza di farmi l’abbonamento, troppa amarezza, troppa delusione. Ma si sa, l’Hellas è l’Hellas e il tempo un gran signore.
Andrea Cona
(HellasWeb Staff)
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