“Il calcio è un gioco semplice, non sono necessarie astruserie come il pressing e la zona. L’importante è avere la fortuna di trovare gli uomini per metterli poi nei posti giusti” Osvaldo Bagnoli, allenatore silenzioso nato alla Bovisa.

Le mie considerazioni sul Pescara puntualmente non si sono avverate, anzi per le incredibili dinamiche del calcio i delfini sono tornati in corsa per il primo posto. L’imprevedibilità è una delle cose che rende il calcio diverso da tutti gli altri sport e forse per questo lo sport più amato. La cosa che ulteriormente ha reso avvincente il finale, è il pareggio del Porto, con tale risultato ai lagunari non basterà un punto per essere sicuri del primo posto, devono giocare per vincere, come è giusto che sia. Torniamo all’Hellas e alle sue difficoltà, non ho visto il match ma il mio osservatore di fiducia mi ha parlato di un’ottima ripresa che avrebbe meritato miglior sorte; certo è che nelle ultime due trasferte la zona cesarini per noi è stata peggio che camminare sul ghiaccio con le scarpe di gomma.


Anche noi domenica abbiamo giocato per vincere, la scelta finale di giocare con quattro punte ne è un chiaro segnale; non so se giocare con quattro punte sia redditizio, domenica certo no, ma è un giochetto che per esempio lo Special One fa sempre nei momenti di difficoltà, anche se a dire il vero, lui ha gli uomini per farlo. Leggevo un commento di un tifoso, contestava, agli allenatori in genere, di confondere la forza offensiva con il numero di punte, fuori un terzino o un centrocampista per una punta e la squadra invece di beneficiarne comincia a battere in testa. Il calcio è soprattutto equilibrio puoi giocare con una punta o con cinque, l’importante è saper attaccare e saper difendere. Domenica prossima saremo tutti là trepidanti e ancora una volta dipenderà solo da noi e dalla nostra voglia di vincere. Voglia di vincere che non manca ai nostri splendidi tifosi, sempre il mio osservatore mi ha riferito che i due gol dell’Hellas vanno accreditati ai ‘butei’, incessanti e commoventi nel loro tifo, esemplari anche nel comportamento a dispetto dei locali (tifosi e istituzioni). A tale proposito apro una brevissima parentesi sul match, o presunto tale, dell’olimpico di Roma. Vedere una tifoseria fischiare il proprio portiere ed esultare al gol degli avversari il tutto per far torto ai rivali cittadini, non solo fa tristezza ma rende chiarissimo in che ‘humus’ o brodo di cottura, fate voi, crescano certe pseudo tifoserie, difese, fra l’altro, dalle istituzioni e dai cosiddetti ‘poteri forti’(Petrucci per inciso è un laziale). Se questo è il calcio che conta, viva il calcio ‘minore’ della Lega Pro.


Andrea Cona
(HellasWeb Staff)


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