Per rendersi conto dell’entità del significato della vittoria nel campionato 1984/85 è necessario focalizzare l’attenzione sulla realtà del calcio italiano ed europeo in quegli anni.
1. Il campionato nazionale era il torneo più importante sia per i dirigenti dei Clubs che per i tifosi (anche più importante dei tornei europei: Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa, forse solo la Coppa dei Campioni poteva essere considerata di valore sportivo pari alla vittoria nel Campionato Nazionale). Il grande valore sportivo attribuito al campionato nazionale era dovuto ad una serie di fattori:
a) l’Europa non era comunitaria, ciascuna federazione nazionale attribuiva, pertanto, enorme valore alle proprie competizioni casalinghe;
b) le competizioni europee erano organizzate in partite secche di andata e ritorno con un numero estremamente ridotto di match (basti pensare che tutti gli incontri delle tre competizioni europee si svolgevano in una unica giornata: il mercoledì);
c) l’Italia, in particolare, non aveva una tradizione europea di grande livello rispetto a quella delle altre principali Federazioni. A titolo di esempio basti rapportare il numero di successi italiani nella competizione più prestigiosa, la Coppa dei Campioni, fermo a 4 (due vittorie del Milan e due dell’Inter “vecchie” di quasi venti anni: Milan: 1962/63; 1968/69; Inter: 1963/64 e 1964/65) rispetto ai successi inglesi (8) e spagnoli (6). Il numero di vittorie italiane era pari a quello delle vittorie tedesche (Bayern Monaco – 3- e Amburgo) e olandesi (Ajax – 3- e Feyenoord).
Se si considerano i successi in coppa UEFA, torneo a cui partecipavano le seconde e terze classificate dei tornei nazionali, ovvero squadre che, con la normativa attuale parteciperebbero alla Champions League, l’Italia (con l’unico successo della Juventus nella stagione 1976/77) era assolutamente distanziata da inglesi (5 successi) e tedeschi (3), superata anche dagli olandesi (2 successi – Feyenoord 1973/74 e PSV Eindhoven 1977/78), alla pari di belgi (Anderlecht, 1982/83) e svedesi (Goteborg, 1981/82).
2. Dall’istituzione del campionato italiano a girone unico solo 9 Club avevano vinto il titolo nazionale e tutti erano riferibili a città capoluogo di Regione (Juventus e Torino, Milan e Inter, Roma e Lazio, Bologna, Fiorentina, Cagliari).
Dal punto di vista personale mai mi sarei aspettato che il Verona vincesse un campionato nazionale. Di quel campionato ricordo:
• le prime due vittorie (3-1 al Napoli di Maradona in casa e identico punteggio inflitto all’Ascoli in trasferta).
• La vittoria in trasferta a Torino contro i granata. La giornata era la decima di andata (un terzo del campionato) il Verona era in testa alla classifica con 15 punti, seguito dal Torno ad un punto di distanza, i gialloblu erano anche privi di Elkjaer- Larsen. Tutta l’Italia pallonara si attendeva la “fine della favola” con la vittoria dei granata che avrebbero così raggiunto la testa della classifica (alla vittoria venivano attribuiti due punti). Finì 2 a 1 per la squadra di Bagnoli (Briegel e Marangon Luciano) con il Verona che portava a 3 punti il vantaggio sulle seconde (Torino e Sampdoria – vittoriosa in trasferta sul Milan per una rete a zero).
• La sconfitta di Avellino (ultima giornata del girone di andata) che pur consentendo all’Hellas di conservare il primo posto (aggiudicandosi il titolo di Campione d’Inverno) lasciava il campionato apertissimo: Verona 22, Inter 21, Torino 20, Roma e Sampdoria 19.
• La prima giornata di ritorno (sedicesima) che pareva sancire la fine della favola gialloblu con il pareggio dei ragazzi di Bagnoli a Napoli (0- 0) e la vittoria dell’Inter contro l’Atalanta in casa (per 1 rete a zero). I nerazzurri raggiungevano così il Verona in testa alla classifica con 23 punti, seguiti, a due punti di distanza, da Roma e Torino.La giornata successiva il Verona “ricacciò” ad 1 punto di distacco la squadra di Milano (vittoria dell’Hellas contro l’Ascoli in casa e pareggio dei meneghini ad Avellino) riconquistando la testa solitaria della classifica.
• Alla diciottesima giornata Verona ed Inter erano ancora distanziate da un punto in classifica e ci si attendeva perlomeno un nuovo aggancio dei nerazzurri essendo i gialloblu attesi dalla trasferta contro l’Udinese di Zico ed i nerazzurri dal facile impegno casalingo contro la Lazio (all’epoca in lotta per non retrocedere). L’Inter superò la Lazio ma il Verona si impose ad Udine per 5 reti a 3 (doppiette di Elkjaer- Larsen e Briegel e rete di Galderisi) al termine di un incontro che aveva visto il Verona, in vantaggio per tre reti a zero, rimontato dai bianconeri friulani.
• La giornata successiva (diciannovesima) vedeva lo scontro diretto tra gialloblu (primi con 27 punti) e nerazzurri (secondi con 26). Il match (in programma a Verona) terminò con il punteggio di 1 a 1. Alla fine del primo tempo gli interisti erano da soli in testa alla classifica essendo in vantaggio grazie alla rete di Altobelli, fu Briegel a pareggiare i conti, al terzo minuti del secondo tempo, consentendo al Verona di mantenersi solitario capoclassifica con un punto di vantaggio.
• La ventesima giornata fu quella che, stando ad una intervista rilasciata da Bagnoli a campionato concluso, segnò la svolta del campionato dell’Hellas: il Verona si recava a Tornino contro la Juventus (vincitrice della Coppa delle Coppe l’anno precedente e futura campione d’Europa) mentre l’Inter era attesa dall’impegno casalingo con il Torino (terza forza del campionato). Entrambe le partite si conclusero in parità con identico punteggio (1 a 1, rete di Di Gennaro a Torino a rimontare la segnatura del bianconero Briaschi).
• A partire dal’incontro successivo il vantaggio del Verona sulla seconda classificata aumentò raggiungendo i 6 punti al termine della ventiquattresima giornata (Verona 36, Inter, Juventus, Milan, Sampdoria e Torino 30).
• Da allora alla fine del campionato il Verona mantenne sempre, almeno, 3 punti di vantaggio sulla seconda (che concretamente sancivano la possibilità di poter perdere una partita senza rischio di essere raggiunti).
• Il titolo fu conquistato matematicamente alla penultima giornata: Atalanta – Verona 1 a 1 (rete di Elkjaer- Larsen).
• L’ultima partita di campionato fu una giornata di festa a Verona: Verona – Avellino: 4 reti a 2.
La formazione della squadra campione la conosciamo tutti (tra parentesi le presenze): Garella (30), Volpati (30), Marangon I (29); Tricella (30) – capitano-, Fontolan (28), Briegel (27); Fanna (29), Bruni (27), Galderisi (29); Di Gennaro (29), Elkjaer- Larsen (23).
Ma anche: Ferroni I (20), Turchetta (16), Sacchetti (15), Donà (12), Marangon II (3), Spuri (secondo portiere, 1).
Marangon II (Marangon Fabio, fratello minore di Luciano), partì titolare nella delicatissima partita contro la Juventus a Torino, Ferroni fu terzino destro titolare per la prima parte del campionato, Sacchetti giocò oltre un terzo del campionato da titolare e segnò una rete contro l’Ascoli; Donà entrò come sostituto (solitamente negli ultimissimi minuti di gioco) per 10 volte ma giocò titolare (dall’inizio alla fine, con il numero 8 ) la delicatissima partita contro l’Inter che consentì al Verona di mantenere il primato in classifica ad 1 punto di distanza dai nerazzurri (il già citato 1 a 1 casalingo con reti di Altobelli e Briegel).
Una citazione anche per Spuri Sergio, secondo portiere: entrò all’ottantunesimo minuto di Atalanta- Verona (la partita che sancì la matematica conquista dello scudetto) a dimostrazione della fiducia che Bagnoli nutriva nell’estremo marchigiano, 10 minuti nella partita che poteva rimettere in discussione il titolo di campione d’Italia.
In merito al significato personale che attribuisco alla vittoria del Verona si va ben oltre il campo calcistico:
• la dimostrazione che chiunque (pur senza mezzi e raccomandazioni) può realizzarsi ai massimi livelli, anche in un Paese arretrato e clientelare come l’Italia;
• l’idea romantica per la quale vi è una forza irrazionale e “magica” che consente al “tutto” di essere maggiore della somma delle singole parti che lo costituiscono.
Bibliografia
Beltrami A.
Almanacco illustrato del Calcio 1986
Edizioni Panini S.p.a.
Uefa Official Website
Uefa Cup History
http://www.uefa.com/competitions/uefacup/history/index.html (26 settembre 2008)
Mario Cestaro
Tags: 1984/85, archivio, Claudio Garella, Giuseppe Galderisi, Osvaldo Bagnoli, Pietro Fanna, Preben Elkjaer, Roberto Tricella, Scudetto

