microfono“Com’è iniziata la magica stagione dell’84/85 e quali erano le aspettative e gli obiettivi di inizio stagione?”

“All’inizio di quell’anno io e Tricella eravamo alle olimpiadi e quindi la preparazione l’abbiamo saltata, non abbiamo fatto il ritiro a Cavalese insieme a tutti gli altri. Siamo arrivati a preparazione finita ma noi avevamo già una buona squadra, una buona base. Ero molto curioso di vedere i due nuovi acquisti Elkjaer e Briegel,  devo dire che il primo impatto è stato molto positivo, due giocatori importanti soprattutto a livello fisico con i quali sicuramente ci sarebbe stato da divertirsi.
L’obiettivo che ci diceva il mister in quegli anni era di salvarci il prima possibile, raggiunto quello capire quante partite mancavano alla fine della stagione per valutare la situazione e magari toglierci delle soddisfazioni con qualche squadra di livello. Poi sicuramente hanno contribuito a proseguire per la giusta strada l’umiltà, la mentalità e i principi che Bagnoli ci trasmetteva.”



“Qual era il compagno con il quale avevi legato di più? Ci puoi raccontare un aneddoto?”

“Domenico Volpati devo dire, perché ci eravamo già conosciuti prima di arrivare a Verona; lui giocava nel Torino io invece nella Juventus, siamo anche stati spesso in stanza insieme. E’ un ragazzo con il quale tengo ancora un contatto, ci vediamo spesso.
Un aneddoto da raccontare sicuramente quando eravamo in stanza insieme ad Avellino penso l’anno dello scudetto. Ci eravamo presi un po’ in giro quella sera, eravamo un po’ sull’agitato e a luci spente scherzando e ridendo a un certo punto mi è caduta la fede nuziale. Non la trovavo più e preso dall’agitazione ho sollecitato Domenico di accendere subito le luci perchè ero sposato da poco, non potevo assolutamente permettermi di perderla. Comunque poi fortunatamente l’ho ritrovata.”

“Rispetto ad oggi in quegli anni una rosa di 17 giocatori era sufficiente per affrontare l’intero campionato. Cos’è cambiato?”

E’ cambiato tutto, le società calcistiche, le regole di gioco e di mercato. Il calcio vive di epoche, c’è stato il periodo della favola gialloblù dove 17 giocatori davano il massimo, oggi il paragone è diverso perché i ritmi, le pressioni e gli ambienti sono cambiati. A volte è un calcio piacevole, a volte meno ma per quanto mi riguarda è sempre un calcio attraente perché le competizioni sono sempre più importanti, gli interessi si sono moltiplicati e quindi è chiaro che è tutto direttamente proporzionale.”

“Quando vi siete resi conto che la conquista dello scudetto era un obiettivo raggiungibile?”

“Personalmente quando abbiamo vinto in casa 1 a 0 con la Lazio a quattro giornate dal termine, quel goal lo feci io. Eravamo reduci da uno 0 a 0 rimediato a San Siro contro il Milan, ormai i presupposti per puntare allo scudetto c’erano tutti.”

“Il goal più bello che hai segnato?”

“Sicuramente quello di Napoli, un altro bello a Pisa dove in quella partita feci una doppietta.”

“In quegli anni qual era secondo te il giocatore più forte nel campionato italiano?”

“Facile dire Maradona, ma secondo me il giocatore più completo che poi ho anche conosciuto era Tardelli.”

“A livello internazionale invece?”

“Oltre a Maradona mi aveva impressionato molto a quel tempo Falcao.”

“Come vedi il futuro dell’Hellas?”

“E’ un momento molto delicato devo dire, penso però che la società ha fatto uno sforzo enorme per centrare l’obiettivo della promozione quindi sono molto ottimista, non vedo il Verona un altro anno in questa categoria. Secondo me se la squadra riesce ad uscire da questa situazione e a raggiungere la serie B, allora il futuro potrebbe essere anche più interessante, l’importante è lasciarsi alle spalle la lega Pro.”

Nicola Clementi
(HellasWeb Staff)


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