Jobs Act Partite Iva, Ecco lo Statuto dei Lavoratori Autonomi

Dopo la bellezza di tre anni e due governi, lo Stato italiano è ponto ad approvare il Jobs Act partite Iva.

Di cosa stiamo parlando? In pratica è il primo statuto che tutela i lavoratori freelance, che in Italia sono circa 2,5 milioni.

Il documento contiene numerose tutele per i titolari di partita Iva. Vediamole nel dettaglio.

Jobs Act Partite Iva: novità su maternità, infortuni e malattie

Il Jobs Act dei lavoratori autonomi (o Jobs Act partite Iva) riconosce per la prima volta diritti quali maternità, malattia e gravidanza, ma non solo.

In base al provvedimento, una lavoratrice autonoma in gravidanza può fatturare e percepire l’indennità andando in congedo per sei mesi (ma entro i primi tre anni dalla nascita del figlio).

Inoltre, sempre in caso di maternità, la lavoratrice può concordare con il committente la sua sostituzione a beneficio di una persona di fiducia, purché in possesso dei requisiti professionali.

Per quanto riguarda i casi di infortunio o malattia, il rapporto di lavoro viene sospeso per un massimo di cinque mesi.

Jobs Act Partite Iva: cosa cambia su fisco e tasse

Ma il Jobs Act partite Iva introduce importanti novità anche sul fronte fisco e tasse.

Ad esempio, le fatture oltre i 60 giorni non sono più saldabili.

Previsto anche un innalzamento delle spese deducibili per i corsi di aggiornamento professionale e orientamento a 10mila e 5mila euro.

Inoltre, le spese per svolgere un incarico sostenute dal datore di lavoro non vanno più a incidere sul reddito della partita Iva.

Entra infine in campo il diritto alla disconnessone, vale a dire il classico “giorno di riposo”.

Quali sono le tempistiche dello Statuto del lavoro autonomo o Jobs Act partite Iva?

Dopo l’ok della Camera, per ottenere il via il documento deve ora passare l’esame del Senato.

Dopodichè entrerà in vigore, per la gioia di 2,5 milioni di freelance italiani.

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