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Categoria: C'era una volta, Rubriche

pallone_storicoIn una intervista ad un telegiornale Rai, immediatamente successiva alla conquista dello scudetto, Bagnoli, ad un giornalista che gli chiedeva quali fossero le prospettive del Verona neo campione d’Italia, disse “adesso ci vogliono buoni freni”. La stagione 1985 – 86 confermò pienamente le previsioni del tecnico meneghino con l’Hellas campione d’Italia che si classificò al decimo posto della classifica.

 

LA SQUADRA

 

• Ceduti i campioni d’Italia: Fanna (Inter), Garella (Napoli), Marangon L. (Inter).

 

• Acquistati: il portiere Giuliano Giuliani dal Como (che l’anno precedente era stata la squadra che aveva subito meno reti in casa – 2-); il promettente terzino (all’epoca ventenne) Gianluigi Galbagini dalla Cremonese, Vinicio Verza (centrocampista proveniente dal Milan) e Beniamino Vignola, centrocampista veronese di nascita e di scuola calcistica (esordio in serie A il 7/1/1979, con la maglia gialloblu, in Perugia – Verona 1- 1) proveniente dalla Juventus.

 

• Organigramma. SQUADRA (tra parentesi, rispettivamente: ruolo, presenze e reti segnate in campionato): Baratto Rudy (attaccante proveniente dalle giovanili, 1, 0); Briegel Hans Peter (difensore/centrocampista, 28, 3); Bruni Luciano (centrocampista, 22, 1); Di Gennaro Antonio (centrocampista, 25, 3); Elkjaer- Larsen Preben (attaccante, 21, 9); Ferroni Mauro (difensore, 29, 0); Fontolan Silvano (difensore, 28. 0); Galbagini Gianluigi (difensore, 14, 0), Galderisi Giuseppe (attaccante, 24, 6); Giuliani Giuliano (portiere, 29, 0); Marangon Fabio (difensore, 6, 0); Roberto Mauro (centrocampista delle giovanili, 1, 0); Sacchetti Luigi (centrocampista, 28, 1); Spuri (portiere, 1, 0); Tricella Roberto (libero, 30, 0); Turchetta Franco (ala, 18, 2); Verza Vinicio (centrocampista, 18, 3); Vignola Beniamino (centrocampista, 19, 2); Volpati Domenico (difensore/mediano, 29, 1). ALLENATORE: Osvaldo Bagnoli. DIRETTORE SPORTIVO: Emiliano Mascetti. PRESIDENTE: Celestino Guidotti (successivamente F. Chiampan). ALLENATORE IN SECONDA: Antonio Lonardi. ALLENATORE PRIMAVERA: Sergio Maddè. SEGRETARIO: Enzo Bertolini. MEDICI SOCIALI: Giuseppe Costa e Giorgio Biscardo. MASSAGGIATORE: Francesco Stefani.

 

ORGANIZZAZIONE DEL CAMPIONATO
• Sedici squadre partecipanti.
• Tre retrocessioni dalla serie A alla serie B.
• Due punti assegnati per la vittoria e 1 punto per il pareggio.

 


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pallone_storicoPer rendersi conto dell’entità del significato della vittoria nel campionato 1984/85 è necessario focalizzare l’attenzione sulla realtà del calcio italiano ed europeo in quegli anni.

 

1. Il campionato nazionale era il torneo più importante sia per i dirigenti dei Clubs che per i tifosi (anche più importante dei tornei europei: Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa, forse solo la Coppa dei Campioni poteva essere considerata di valore sportivo pari alla vittoria nel Campionato Nazionale). Il grande valore sportivo attribuito al campionato nazionale era dovuto ad una serie di fattori:

 

a) l’Europa non era comunitaria, ciascuna federazione nazionale attribuiva, pertanto, enorme valore alle proprie competizioni casalinghe;

 

b) le competizioni europee erano organizzate in partite secche di andata e ritorno con un numero estremamente ridotto di match (basti pensare che tutti gli incontri delle tre competizioni europee si svolgevano in una unica giornata: il mercoledì);

 

c) l’Italia, in particolare, non aveva una tradizione europea di grande livello rispetto a quella delle altre principali Federazioni. A titolo di esempio basti rapportare il numero di successi italiani nella competizione più prestigiosa, la Coppa dei Campioni, fermo a 4 (due vittorie del Milan e due dell’Inter “vecchie” di quasi venti anni: Milan: 1962/63; 1968/69; Inter: 1963/64 e 1964/65) rispetto ai successi inglesi (8) e spagnoli (6). Il numero di vittorie italiane era pari a quello delle vittorie tedesche (Bayern Monaco – 3- e Amburgo) e olandesi (Ajax – 3- e Feyenoord).

Se si considerano i successi in coppa UEFA, torneo a cui partecipavano le seconde e terze classificate dei tornei nazionali, ovvero squadre che, con la normativa attuale parteciperebbero alla Champions League, l’Italia (con l’unico successo della Juventus nella stagione 1976/77) era assolutamente distanziata da inglesi (5 successi) e tedeschi (3), superata anche dagli olandesi (2 successi – Feyenoord 1973/74 e PSV Eindhoven 1977/78), alla pari di belgi (Anderlecht, 1982/83) e svedesi (Goteborg, 1981/82).

 

2. Dall’istituzione del campionato italiano a girone unico solo 9 Club avevano vinto il titolo nazionale e tutti erano riferibili a città capoluogo di Regione (Juventus e Torino, Milan e Inter, Roma e Lazio, Bologna, Fiorentina, Cagliari).

Dal punto di vista personale mai mi sarei aspettato che il Verona vincesse un campionato nazionale. Di quel campionato ricordo:

 

• le prime due vittorie (3-1 al Napoli di Maradona in casa e identico punteggio inflitto all’Ascoli in trasferta).

 


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pallone_storicoCari tifosi Hellas, innanzitutto Buon Anno a Tutti, anche considerato che ci attende un anno parecchio duro.
Meglio fare quadrato attorno a ciò che si ama, Hellas compreso.
Auguri soprattutto al Conte Arvedi che ci ha consentito di riaprire un ciclo ed è stato l’unico (pur senza grosse disponibilità economiche) a rischiare sull’Hellas.
Questa puntata verte sulla seconda stagione in serie A del Verona del ciclo Bagnoli (la stagione 1983/84). Come sapete io sono di origine veneta, nato e cresciuto in Friuli Venezia Giulia, e quella stagione coincise con la mia “adesione ufficiale” (anche nell’ambito della compagnia degli amici) al Gialloblu Helladino.
Nemmeno quindicenne, tifoso del Verona, geograficamente molto distante dalla città scaligera.
In quella fascia di età la mia vita si reggeva su quattro pilastri: studio, subbuteo (calcio da tavolo), campetto (un campo da basket utilizzato per le partite di calcio) e Hellas Verona.
Gli interessi per la morosa erano lungi dall’arrivare (ed in ogni caso non raggiungevano, nemmeno minimamente, il livello di passione ed investimento emotivo dei quattro elementi di cui sopra).
Il tifo non era il “sostegno razionale ad un Club calcistico” era un misto tra: rappresentazione ideale, identificazione personale, amore e trasmigrazione dell’anima.
Se la squadra gialloblu veniva sconfitta a San Siro non era “Milan – Verona 4- 2” era “abbiamo perso col Milan”.
Se Galderisi sbagliava un goal a porta vuota ero triste pensando a quanto fosse triste Galderisi per non avere segnato un goal per il Verona.
Ferroni era il miglior terzino del mondo. Migliore anche di Gentile, terzino destro nella nazionale campione del mondo. “Ferroni è il miglior terzino del mondo, anche se, Gentile è più forte di Ferroni”.
Il tifo era appartenenza, legame metafisico con il Club, con i giocatori, con una città visitata una sola volta e con dei tifosi visti prevalentemente in fotografia (le “Brigate Gialloblu”, un gruppo eroico di guerrieri mitici). Un legame che sosteneva sette giorni la settimana su sette.
Una delle sensazioni più vicine alla felicità che mai abbia provato in vita mia era quella che precedeva l’addormentarsi dopo avere visto, alle 10 di sera, sul lettone cella camera provvista di TV, il servizio della “Domenica Sportiva” relativo ad una vittoria del Verona in campionato. Mi addormentavo felice. Sensazione difficile da descrivere ma che probabilmente abbiamo provato in tanti.


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pallone_storicoSTAGIONE 1982/83

 

Organigramma del Verona stagione 1982/83

Squadra (principali giocatori).
PORTIERI: Garella Claudio, Torresin Alberto.

DIFENSORI: Fedele Adriano (terzino); Marangon Luciano (terzino sinistro); Oddi Emidio (terzino destro); Spinosi Luciano (stopper); Tricella Roberto (libero); Zmuda Wladyslaw (libero/stopper).

CENTROCAMPISTI: Di Gennaro Antonio (regista); Fanna Pietro (ala destra); Guidetti Mario (centrocampista); Sacchetti Luigi (centrocampista); Sella Ezio (ala/centravanti); Volpati Domenico (mediano di spinta).

ATTACCANTI: Dirceu Jose Guimaraes (mezzala di punta); Penzo Domenico (ala sinistra/centravanti); Sella Ezio (Centravanti/ala).

Allenatore: Osvaldo Bagnoli.


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pallone_storico“Papà: il Verona ha battuto la Juve!”Fu questa la frase che rivolsi a mio padre una tarda serata di Giugno del 1983. L’affermazione aveva il tono ribelle tipico dei tredicenni “preadolescenti” ma era intrisa della gioia genuina di chi, in fondo, era ancora un bambino. Mi aspettavo che mio padre, Veneto, “ultrà” del Treviso negli anni ’50 e ’60, gioisse con me: fui ricambiato da un’occhiataccia severa, che mi squadrò dall’alto in basso, seguita da un’espressione preoccupata del tipo “Dio mio, ho un figlio “veronese”: sempre meglio che drogato. Oh no?”.
Quella sera realizzai due cose: a) mio padre era juventino; b) io ero un tifoso del Verona.

La partita era la finale di andata della Coppa Italia, giocata il 19 Giugno del 1983, e conclusasi con la vittoria dell’” “Associazione Calcio Verona” per due reti a zero (una rete per tempo, rispettivamente di Penzo e Volpati).
Cercherò di far comprendere quale fosse il significato di quella vittoria, in quegli anni, servendomi di una serie di dati statistici.
La Juventus era la squadra più blasonata d’Italia: nei 25 anni precedenti (corrispondenti ad una generazione, in definitiva dal campionato 1958/59), aveva conquistato 10 scudetti contro i 5 titoli nazionali dell’Inter, i 4 del Milan ed 1 scudetto ciascuno per: Bologna, Fiorentina, Cagliari, Lazio, Torino e Roma, le vittorie della Società Bianconera superavano, pertanto, quelle complessivamente ottenute da entrambe le squadre milanesi.


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